giovedì 6 marzo 2014

Architettura primitiva e architettura sostenibile

Valerio Mosco


Agamben scrive che tra contemporaneo e primitivo o ancestrale si è stabilita da ormai un paio di secoli una relazione costante, dai tratti per certi versi enigmatici. Ciò non è solo valido in architettura, ma in tutte le arti figurative. Specificatamente in architettura la semplicità paradigmatica delle forme primitive, la loro eloquente “necessarietà”, ha avuto nel tempo una funzione ben precisa. Bruno Zevi a riguardo parla di grado zero. Vale la pena citare il significativo passo di Zevi: “Il ‘grado zero’ è una nozione ben conosciuta nella storia dell’arte […] può essere denominato primitivismo, dissoluzione degli apparati grammaticali o sintattici, disgregazione di un codice […] è un fenomeno ricorrente in certi periodi, quando prevale il formalismo e i dogmi linguistici escludono una vera evoluzione, nei periodi in cui si sente l’urgenza di riconquistare la specificità semantica delle parole per combattere il malcostume delle frasi fatte: il ‘grado zero’ offre uno strumento per iniettare sangue nuovo e vitalità in una lingua esausta”. Oggi, dopo un lungo periodo, quello post moderno, caratterizzato dal successo dell’architettura degli involucri in cui il rivestimento aveva preso il sopravvento sulle altre componenti, stiamo assistendo ad un ripensamento radicale del fare architettura. Si sente infatti nell’aria la necessità di un ennesimo grado zero, di un azzeramento linguistico che possa rigenerare un modernismo scivolato ormai in uno stanco manierismo. Questa istanza estetica incontra le ragioni di un nuovo paradigma che caratterizza i nostri tempi, quello della sostenibilità E’ evidente che tra primitivismo e sostenibilità si è andato stabilendo un dialogo, come se l’ecosostenibilità tecnica cercasse di legittimarsi con quella tettonica e viceversa. Sono un esempio ancora paradigmatico di questo rapporto alcuni progetti di Le Corbusier degli anni ’30 come le maison murondins, o gli studi Pagano sull’architettura rurale e primitiva italiana degli stessi anni. Il seminario intende proprio indagare questo rapporto, in cui tecnica e tettonica incontrano l’antropologia e la filosofia, scambiandosi a vicendevolmente i ruoli.